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Visita guidata per il borgo di San Leucio
Un tempo era alberata, ai bordi due file di robusti platani che quasi la nascondevano al sole; sott’ ‘e teglie (oggi via Degli Antichi Platani), così viene chiamata dagli abitanti del luogo, era ed è tuttora il tappetto d’ingresso della ex Real Colonia di San Leucio, borgo di setaioli fatta costruire da Ferdinando IV di Borbone nel 1789.
I platani, fedeli compagni di tante passeggiate dei leuciani, abbattuti purtroppo negli anni settanta, si aprivano totalmente ai raggi del sole una volta arrivati in piazza della Seta, sosta obbligata per tutti quelli che passano per questo antico borgo settecentesco. Da qui si ha già la sensazione della singolarità e della bellezza del posto poiché, volgendo lo sguardo verso nord, il portale d’ingresso con lo sfondo del Belvedere che ne accentua il contorno e la collina sotto cui è scolpita San Leucio, danno già un’anticipazione al turista.
A destra si scorge viella Barbera, dedicata a Raimondo e Maria Barbera e ai figli Francesco e Antonio provenienti da Messina, eccellenti maestri nella trattura della seta, impiegati dell’opificio serico di San Leucio dal 1786.
Oltre il cancello (che oggi purtroppo non c’è più), inizia via Planelli Antonio e, subito a sinistra, attraverso un ampio portone con vestibolo, si accede alla piazza Trattoria di forma trapezoidale con uno spazioso cortile. Al piano terra trova posto ancora oggi una fontana ad acqua perenne, mentre i locali erano destinati a stalle e rimesse, a bettola, a gabinetti e ad abitazioni diverse. Al piano superiore, invece c’era l’abitazione del direttore dei telai da calze, la cancelleria della Real Colonia di San Leucio, gli alloggi per i forestieri che venivano da lontano per affari o per le udienze del Re. Esternamente alla piazza, da viale I Ottobre (strada per va verso il caiatino) c’era il macello, la tabaccheria, il forno, la macelleria, il calzolaio e l’ufficio delle gabelle. Piazza Trattoria, fu costruita nel 1794 ed inaugurata da Ferdinando IV nel 1797.
Ritornati su via Planelli e prima di varcare l’Arco Borbonico, sulla destra si accede alla Piazza Scuderia dove venne istituita una grande scuderia di muli che servivano per il trasporto di materiale di minor volume per la costruzione della Reggia di Caserta. Tale scuderia fu affidata a Pietro Bernasconi.
In Piazzetta Bagno Cavalli (poco più distante) trovava posto una grande vasca che veniva utilizzata per curare i muli ammalati. Continuando nel cammino si arriva in via Ferriere dove, probabilmente, si trovavano le officine dei ferrai. Ad essi l’amministratore Antonio Sancio nel 1826 commetteva la fabbricazione dei cancelli di ferro del Real Casino del Belvedere disegnati dall’architetto Giovanni Patturelli.
Sempre da via Planelli si entra all’interno delle mura della Colonia attraverso il Portale d’ingresso con un ampio cancello in ferro battuto. L’Arco, risalente al XVII secolo, costituiva l’accesso alle proprietà feudali dei principi Acquaviva di Caserta. La ristrutturazione fu affidata all’architetto di Corte Francesco Collecini il quale, con l’intento di abbellirlo, vi pose sopra una scultura, attribuita ad Angelo Brunelli, rappresentante due leoni a guardia della colonia con al centro lo Stemma Reale della Casa Borbone.
Varcato l’Arco, la strada si divide in due, quasi ad abbracciare affettuosamente il Belvedere. Da qui iniziano le case a schiera di via Vaccheria e, al lato opposto, di via Giardini Reali. Si notano agli angoli con via Planelli due artistiche fontane con conchiglia e una testa di donna che versa acqua dalla bocca in una tazza di travertino grigio della cava del monte di Santo Iorio presso Capua (scultore Angelo Solari che le terminò e le mise in opera nell’agosto del 1794). Sopra alle fontane, dalla parte di via Giardini Reali, vi è una edicola votiva con l’immagine di San Ferdinando dipinto, dalla parte di via Vaccheria un’altra edicola votiva con l’immagine di San Carlo, ambedue non più leggibili. Gli alloggi sono divisi dalla strada carrozzabile da un bel viale pedonale. Le case, la cui costruzione iniziò nel 1786, erano destinate al corpo di guardia, all’ufficio pagatorio, a stanza per deposito di utensili della Real cantina e ad abitazioni per gli operai e per gli impiegati del setificio.
Nei giardini di fronte alle fontane, il Monumento ai Caduti della Grande Guerra del 1915-1918. Esso fu inaugurato il 20 maggio del 1926 alla presenza di S.E. il Ministro della Pubblica Istruzione Pietro Fedele, accompagnato dal prefetto gr. uff. avv. Bonaventura Grogiani, tutte le autorità politiche, giudiziarie, ecclesiastiche, militari e civili di Caserta e di Santa Maria Capua Vetere e innumerevoli persone convenute da tutte le parti. L’opera è dell’architetto Conte Prof. Manfredo Emanuele Manfredi. Il monumento è costituito da una colonna di marmo antico, poggiante su una base ottagonale in pietra e coronata da un capitello e da un’ara in bronzo. I nomi degli undici caduti della guerra sono incisi sulla zoccolatura di base.
Salendo verso il Belvedere si arriva in Atrio Inferiore Parrocchia dove si trova uno spiazzo con androne e l’ingresso alla Reale Scuderia per i cavalli da sella dei Reali. Due grossi scaloni portano alla piazzetta antistante il Belvedere (Atrio Superiore Parrocchia).
Al centro della facciata principale del Belvedere, due rampanti di scale convergenti conducono alla porta d’ingresso da cui è possibile accedere alla Cappella Reale San Ferdinando Re che fu inaugurata il 20 ottobre del 1776 e occupa un ampio spazio che un tempo fu utilizzato a sala di rappresentanza dell’antica residenza estiva del principe Andrea Acquaviva. Fu di Francesco Collecini l’idea di ridurre il salone a spazio liturgico.
Qui siamo nel punto più alto di questo meraviglioso borgo settecentesco: il Belvedere che Ferdinando Patturelli, nel 1826, così descrive: “… il Regal Casino non ancora compito, meritatamente detto di Belvedere, è situato a Mezzogiorno alle falde del Monte S. Leucio in una posizione assai salubre ed eminente fino al segno di guardar a se sottoposto il Gran Palazzo di Caserta: e siccome resta superiore anche a' fabbricati della Colonia Leuciana; una maestosa scalinata, che il precede, eccita il desio di ascendervi ...”.
L’ampio paesaggio di Terra di Lavoro è il quadro che si può gustare affacciandosi dalle ringhiere in ferro battuto del Belvedere; poco distante la Reggia di Caserta con il maestoso parco, mentre all’orizzonte il Vesuvio e, nelle giornate più nitide, anche le isole napoletane sembrano essere a portata di mano.
Continuando per via del Setificio, sulla sinistra c’è l’ingresso alla Real Fabbrica che oggi, dopo un lavoro di restauro durato più di dieci anni, ha ritrovato il suo immenso splendore. Qui, Ferdinando IV, in occasione del matrimonio dei giovani leuciani, dava dei sontuosi banchetti a tutta la popolazione della Colonia. Una delle più belle feste fu quella svoltasi nel secondo cortile nel luglio del 1797 alla presenza dell’Arciduchessa d’Austria Maria Clementina, sposa di Francesco I. Il cortile fu addobbato con vasi pieni di fiori e drappi di seta su colonne doriche. Parteciparono al banchetto circa seicento persone con il parroco al centro, i cappellani, i Seniori, i capi uffici e gli operai. Al centro del cortile per tutta la durata del pranzo suonarono due bande militari. La sera il paese venne illuminato con ceri e, in chiusura della festa, ci furono i fuochi artificiali.















































