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Ferdinandopoli
la città ideale
Ferdinandopoli, termine conosciuto ma poco dibattuto. La domanda sorge spontanea: come nasce l’idea della città di fondazione? Correvano gli anni di fine 1700 - qualche studioso scrive 1798, cioè qualche anno dopo l’inaugurazione della Colonia di San Leucio e la promulgazione del Codice delle Leggi avvenuta nel 1789, quando Re Ferdinando IV di Borbone affida l’idea di progettare una città al suo architetto di fiducia, Francesco Collecini.
Purtroppo però, a differenza di tutte le altre opere eseguite a San Leucio, gli scritti e i disegni iniziali non sono mai arrivati ai tempi nostri perché smarriti nel tempo (addirittura qualcuno mette in dubbio che i disegni siano mai stati realizzati). Le informazioni che oggi si conoscono sono tratte da testimonianze riportate in svariati libri dell’ottocento, il più dettagliato e affidabile è certamente quello scritto nel 1826 da Ferdinando Patturelli nella sua opera Caserta e San Leucio. Nella descrizione si evince che la città di fondazione, che si sarebbe dovuta chiamare Ferdinandopoli, avrebbe inglobato in se tutte le preesistenze in essere, ovvero il palazzo di Belvedere e le case operaie, il resto viene descritto con un’accuratezza notevole in termini di misure e descrizioni dei fabbricati.
Sulla scorta di tali informazioni scritte, Eugenio Battisti con gli studenti della Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, insieme a Richard Plunz accompagnato dai suoi allievi del Dipartimento di Architettura della Pennsylvania State University, studiarono i testi tramandatici e svilupparono una piantina che oggi tutti conosciamo.


C’è da ricordare che della nuova città ne parla nella sua Platea il Cavalier Don Antonio Sancio, amministratore del Real Sito, il quale riferisce che nel 1799 il progetto era pronto ed era in procinto la posa della prima pietra della Chiesa. Ma, con l’occupazione francese alle soglie, si fermò tutto. Tornato dalla Sicilia nel 1801, Ferdinando riprese i lavori di edilizia per il miglioramento della Colonia ma, per come sono avvenuti i fatti, sembra proprio che il Re avesse accantonato l’idea Ferdinandopoli; ne è una testimonianza la costruzione della Chiesa di Vaccheria intitolata alla Madonna delle Grazie, facendo, di fatto, rafforzare la funzionalità del quartiere di Vaccheria. Anche dopo il secondo ritorno di Ferdinando, avvenuto nel 1815, i lavori che si svolsero, non avvalorarono certamente il concetto di armonizzazione della città ideale.
Questi lavori, dunque, non rispettarono minimamente le simmetrie pensate ma furono orientati sugli effettivi fabbisogni del momento e non certo alla purezza di uno stile architettonico.
Sintetizzando quanto scritto, se l’esperimento San Leucio basato su un sistema sociale idealistico, viene definito una Utopia (realizzata, aggiungo io), allo stesso modo deve considerarsi l’idea (mai attuata) di una città di fondazione denominata Ferdinandopoli che doveva avere i principi di urbanistica rinascimentali.
Di questo ne fa tesoro il Prof. Riccardo Serraglio nel suo lavoro “Ferdinandopoli” pubblicato nel 2017, il quale ritiene che lo schema radiocentrico e simmetrico ideato dal Collecini non si sarebbe potuto sovrapporre in modo esatto alla complessa morfologia e alle preesistenze edilizie del territorio e che quindi il progetto della città fosse un mero esercizio culturale mettendo, quindi, anche in discussione l’efficacia del lavoro fatto dal Battisti e dal Plunz.
donato scialla